Storia senza memoria
17 Settembre 2008 – 10:56Come posso non comprendere la gente se nella mia stessa casa, mentre io piangevo in cucina, mio marito gridava ai gol davanti alla televisione?
(Hebe de Bonafini, Argentina, madre di tre desaparecidos, presidente dell’associazione delle Madres di Plaza de Mayo)
Questa citazione ‘presa in prestito’ al libro “Storia senza memoria” di Gaspare e Roberto De Caro, ed. Colibri’ Milano 2008 ci riporta con lucida crudezza al nostro presente.
Il libro dei De Caro è una antologia di saggi storici tutti basati sul disvelamento della verità celata dalle più o meno volontarie omissioni della memoria: Rossellini che con il suo ritratto cinematografico del primo dopoguerra costutuito dalla trilogia Roma città aperta, Paisà e Germania anno zero, non trova una parola per la tragedia degli Ebrei, lo storico Chabod che - da storico della repubblica - nega (come per altro fa oggi Alemanno) le responsabilità italiane nella promulgazione delle leggi razziali, la vicenda del Ghetto di Varsavia e il ruolo del Consiglio Ebraico (Judenrat) e della polizia ebraica nel tenere sotto controllo la popolazione del ghetto, fino alla piu’ recente vicenda della trasformazione dell’Arma dei Carabinieri in una forza armata dello stato, indipendente e con funzioni di gestione dell’ordine pubblico, ad opera di un governo del cosiddetto centrosinistra.
Ma il disvelamento raccontato da Gaspare e Roberto De Caro va oltre, non e’ solo la memoria dello Storico ad essere messa in discussione, è anche l’atteggiamento di acquiescenza e passività che ha permesso (o quantomeno facilitato) l’insorgere della tragedia.
La dittatura trova nella logica dell’accettare il ‘male minore’ una grande alleata; dove non arriva la prima spesso arriva la seconda, con l’accortezza che il male (benche’) minore non e’ mai quello di chi parla. E’ più facile seguire il campionato di calcio che ammettere la misteriosa scomparsa di qualcuno, perche’ in fondo, ricordano i De Caro, si ripete sordido e tranquillante il commento “por algo serà”, qualcosa l’arrestato avra’ pur fatto.
Cosi’ l’Italia nel liberarsi dal fascismo non si racconta per intero e, per esempio, mistifica il ruolo svolto dal regime nello sterminio degli Ebrei mediante un meccanismo autoassolutorio che vede la politica razziale del fascismo come un “episodio” causato dall’influenza nazista mentre nel contempo, dice lo Storico Chabod, “l’opinione pubblica insorge” e l’opposizione si manifesta “specialmente attraverso la voce della Chiesa cattolica”. In realtà i fatti non possono che smentire: dalla deportazione degli ebrei del ghetto al discorso di Pio XII nel Natale del 1942 in cui “con lo stesso atroce vocabolario militarista dei belligeranti, il sacrificio degli innumerevoli morti che giacciono sepolti nei campi di guerra […] nel compimento del loro dovere è celebrato come l’olocausto per un nuovo migliore ordine sociale”. Evidentemente delegare ad altri pochi la responsabilità dello sterminio e salvare l’opinione pubblica e la chiesa che la rappresenta è una occasione troppo ghiotta per mettersi in salvo dal rimorso e confinare il “male” in un assoluto che e’ altro da noi. La Storia di Chabod, e di chi lo seguirà, preferisce quindi omettere.
Così gli ebrei dello Judenrat che rispettano, nello spazio chiuso del ghetto, la stratificazione di classe e per conto dei tedeschi e per mano della polizia ebraica, mandano a morire, acquiescenti al Leviatano che li minaccia, quante vittime questo desidera. La speranza di salvarsi dal baratro, l’orgoglio di poter continuare ad essere, nel piccolo, coloro che scelgono, l’opzione di un ‘male minore’ li rendono complici. E qui torniano a Gaspare e Roberto De Caro: “Se infatti rimane assolutamente certo e provato che la mano del boia non lava quella del giudice, che la responsabilità della belva ucraina o lituana che stermina ebrei come e peggio di quella tedesca ricade sempre sui nazisti, che lo zelo dell’ufficiale della polizia ebraica con stivali lucidi e frustino che consegna i fratelli alla morte è diretta invenzione del carnefice occupante, ebbene, cio’ non assolve né il boia, né la belva dell’Est, né il collaborazionista ebreo, non ne riscatta in alcun modo la colpa individuale, ne’ ora ne’ mai”. (Storia senza memoria, pag 127)
La logica che contrappone il male al bene, che assolutizza il giusto e lo sbagliato privandolo dei fatti, semplifica e pericolosamente apre la strada a nuove dittature. (e sulla opportunità storica di un potere forte non vale dilungarsi ora ma sarebbe prima o poi opportuno)
Non a caso l’argomento che ha permesso l’ultima piu’ recente trasformazione in senso autoritario dei sistemi politici e di controllo sociale è la contrapposizione tra “giustizia infinita” ed “asse del male”, con tutte le conseguenze note a livello internazionale e nazionale.
Non a caso, anche ‘qui oggi ed ora’, il riflesso del “male minore” accompagna il succedersi degli eventi, perche’ in fondo un po’ ciascuno spera che sia un modo per tutelarsi.
non sara’ così
A maggior ragione oggi possiamo dire che ogni silenzio e’ assenso, che la guerra ci è in casa, che domani non potremo dire di non sapere. La signora Hebe de Bonafini sapeva, e di fatti non puo’ “criticare” ma solo “comprendere” la sua gente, a misura dell’immane dimensione della tragedia che la circonda.
Sul libro di Gaspare e Roberto De Caro vale segnalare anche la recensione di Rossella Landrini
Qui uno dei saggi che compongono il libro: Rossellini, Chabod il portico di Ottavia
t.s. settembre 2008
